Odio ricordarlo.
Damiana, cinquant'anni, distrofica dalla testa ai
piedi, riesce solo a parlare e a respirare. Siamo in vacanza, io come
operatrice, lei come vacanziera, Riccione.
Andiamo in gita a San Marino. Spingo la carrozzina di Damiana
lungo le Rocche, in salita rischio di morire dal fiatone, in discesa rischia di
morire lei...pesa più di ottanta chili, più volte le mie mani vorrebbero
lasciare le maniglie e lasciare andare quel peso insopportabile.
Torniamo, è sera. Depongo Damiana sul suo letto. Ha
un bel viso, occhi azzurri molto profondi, capelli candidi, un bel sorriso
anche se un pò storto.
La spoglio, devo darle una ripulita. La pancia è gonfia e molliccia, le braccia
sono flosce e pesanti, difficili da sfilare dalla maglia. I muscoli delle gambe
sono atrofizzati, ma la pelle è tesa, c'è un pò di
gonfiore dovuto all'immobilità. Le tolgo il pannolone che sa di rancido prendo
una bacinella e vi immergo una spugnetta che inizio a passarle sul viso,collo,
sulle braccia, poi la sollevo e tocca alla schiena, poi le gambe.
Nel frattempo parliamo del più e del meno.
Cambio l'acqua nella bacinella e vi immergo un'altra spugna, la strizzo e la
passo delicatamente tra le gambe, sul suo sesso. Di colpo Damiana
tace, e chiude gli occhi. Poi, fa "mmmmm" e
improvvisamente vedo la pancia floscia sobbalzare leggermente, sento il respiro
affrettato, la vedo socchiudere la bocca.
Poi mi dice "Grazie". Io realizzo, e vado in bagno a piangere.
Da
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