La meritocrazia e i suoi circuiti virtuosi

Sembra incredibile, ma nessuno ama istintivamente la meritocrazia. Tutti a parole la difendono, ma nessuno la vuole davvero, perché ognuno di noi teme la competizione, odia il cambiamento e ama aggrapparsi alle poche certezze di cui dispone nella vita.

Se poi si abita nel paese del tutto finto, delle lobby sporche, dei baronati, del falso mercato, delle raccomandazioni, del voto di scambio ecc. ecc. la meritocrazia diventa davvero un termine senza senso.

Con un piccolo sforzo, però, è facile arrivare a capire che la meritocrazia conviene a tutti, soprattutto nel medio e nel lungo termine. Oltre al fatto che è piacevole sapere che il chirurgo che ti opererà sa quello che sta facendo e non è stato piazzato il sala operatoria dagli amici degli amici, il sistema meritocratico è un grande attivatore di circuiti virtuosi.

Se un amministratore pubblico è capace, amministra saggiamente e produce servizi utili a un costo sostenibile dalla comunità. I servizi utili producono benessere e migliorano la qualità della nostra vita, del nostro lavoro. Lo stesso vale nel caso di un imprenditore, di un insegnante, di uno scienziato. Se sono competenti e abili produrranno risultati utili a tutti: più impresa, più posti di lavoro, più qualità, più ricerca, più benessere, generando vantaggi per tutte le persone coinvolte nel processo. Il tutto si trasforma in crescita economica, culturale e in un aumento della qualità delle vita.

L’azione politica, quindi, deve perseguire la creazione di sistemi meritocratici, in tutti i campi, ad ogni costo.

Stare nel sistema attuale non è così “comodo” come sembra. I costi che si pagano sono molto alti anche se a volte sono ben occultati. Per ottenere una raccomandazione o la benevolenza di questa o quella lobby serve impegno. Bisogna dare una contropartita: a volte un voto, a volte altri tipi di “favori” più o meno espliciti. Ne torna poi qualche vantaggio evidente e una serie infinita di svantaggi collaterali.

A ben guardare, i veri grandi vantaggi del sistema clientelare vengono goduti da chi sta in cima al sistema stesso, poche persone che traggono enormi benefici coinvolgono milioni di persone ai quali distribuiscono con una mano visibile e levano con una invisibile. Distribuiscono posti di lavori e qualche privilegio mentre sottraggono risorse, tutele, qualità dell’aria che si respira, della sanità, dell’informazione ecc.

Basta pensarci un po’ ed è facile rendersi conto che il gioco, alla lunga, non vale la candela.

Se le stesse energie che si spendono per ottenere i “favori” fossero spese per migliorare sé stessi, sarebbe facile trarre giovamento da un sistema di tipo meritocratico. In più, le ricadute positive del sistema sarebbero godute da tutti.


L'etica e il suo circuito virtuoso

Sembra incredibile, ma l'uomo è il più violento animale del pianeta. Abbiamo visto tutti abbastanza documentari di Piero Angela per sapere che non c'è altra specie così intenta all'uccisione dei propri membri per risolvere i propri problemi territoriali, di approvvigionamento delle risorse e sessuali.

Consapevole della propria brutalità, il genere umano ha cominciato a darsi regole e leggi, a costruire sistemi di valori che rendessero possibile la vita sociale. Si è arrivati così alla carta dei diritti dell'uomo (ci sono voluti circa 200.000 anni) e ancora oggi siamo qui a discutere di pena di morte, di guerra e di tortura e atrocità varie.

Una struttura etica condivisa e rispettata è comunque alla base di ogni sistema sociale. Ci devono essere muri e steccati che non si possono superare perché è chiaro che farlo mette in serio pericolo l'intera comunità.

Il nostro paese non ha più una struttura etica su cui basarsi, è stata fatta a pezzi dall'atteggiamento della classe politica, dall'inadeguatezza del sistema formativo, dall'inconsistenza delle istituzioni, dalla mancanza di credibilità di chi dovrebbe dare il "buon esempio". Il berlusconismo ha dato il colpo di grazia, facendo dell'assenza di eticità un valore da esibire con orgoglio (più precisamente hanno affermato la bontà dell'etica su misura: chi ha il potere fa quel che gli pare e poi sostiene che è giusto).

I danni prodotti sono incalcolabili. Senza una struttura etica la società non funziona, perché nessuno può più fidarsi di nessuno. Le leggi non servono più a nulla se nessuno si sente in dovere di rispettarle.

Ricordo una frase in un post di Daniele Luttazzi a proposito delle proposte di legge di Beppe Grillo: "L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana". La trovo assolutamente illuminante.

La prima missione della politica è quella di elevare lo stato umano e promuovere il bene collettivo. Servono esempi limpidi da seguire, bisogna affermare con forza valori come coerenza, sincerità, trasparenza, lealtà. Serve un "codice d'onore" che faccia da fondamenta del nostro essere comunità. Senza questo tutto il resto traballa o, peggio, crolla.

Per contro, una buona struttura etica è uno straordinario attivatore di circuiti virtuosi perché genera fiducia e voglia di fare.

L'etica semplifica, perché dove le regole di base sono ampiamente rispettate e condivise servono meno leggi, si può lasciare più libertà agli individui contando sul senso di responsabilità di ognuno. La semplificazione libera risorse e le risorse permettono di alimentare altri circoli virtuosi (il meccanismo l'avete già capito immagino).

Non sto raccontando del paese dei balocchi. Molti stati europei possono permettersi sistemi legislativi più semplici del nostro semplicemente perché possono fidarsi maggiormente del rispetto delle regole di base della convivenza civile (non importa nemmeno scomodare i civilissimi paesi scandinavi, basta guardare Francia, Germania o Inghilterra).

Non sto nemmeno parlando di cose astratte e idealistiche. Il mercato ha già rilevato da tempo l'importanza di questi fattori. Oggi per valutare il valore di un'azienda si verifica anche il bilancio etico dell'azienda stessa e il cosiddetto "capitale intangibile". Perché le performance di un'impresa dipendono molto dalla motivazione delle persone che la compongono, dalla loro correttezza e affidabilità, dal senso di responsabilità dei singoli. Tutto questo sposta il valore della compagnia sui mercati azionari e produce effetti reali e tangibili sul fatturato.

La ricetta, infondo, è semplice. Abbiamo un'ottima carta costituzionale, basterebbe usare quella e un po' di buon senso. Non c'è niente da inventare.

sembraincredibile